Una delegazione del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), composta da leader religiosi protestanti ed ortodossi, dopo una recente visita in Iraq, si è espressa con forza contro un intervento militare nella zona e ha chiesto una revisione dell’embargo Onu che da 7 anni affligge il Paese. La delegazione del Cec raccomanda a tutte le chiese del mondo, “che facciano pressione sui loro governi, perché si eviti un’azione militare contro l’Iraq, paese già sufficientemente logorato dall’embargo economico e dalle sanzioni inflittegli. Le condizioni di salute e quelle sanitarie della popolazione irachena sono critiche: negli ultimi anni si è verificato un drammatico aumento della mortalità, della malnutrizione e delle malattie, e questo soprattutto tra i bambini. Le sanzioni contro l’Iraq, ovviamente, non hanno risparmiato la minoranza cristiana del paese”. “Le chiese cristiane dell’Iraq – secondo il rapporto della delegazione – fanno appello a tutti i cristiani nel mondo, perché si uniscano a loro nelle loro preghiere per una soluzione non-violenta dell’attuale crisi”. Facevano parte della delegazione del Cec rappresentanti del patriarcato siriano ortodossso di Antiochia, della chiesa d’Inghilterra, della chiesa anglicana del Pakistan, della chiesa ortodossa greca di Antiochia del Libano e della chiesa presbiteriana degli Stati Uniti. Il rapporto della delegazione, indirizzato al segretario generale del Cec Konrad Raiser, verrà presentato al Comitato esecutivo del Cec che si riunisce a Ginevra dal 17 al 20 febbraio prossimi. Il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) è una comunione di chiese protestanti, anglicane ed ortodosse (330 in più di 100 paesi del mondo, 400 milioni di fedeli in tutto), ed è stato fondato nel 1948 ad Amsterdam.