NOTA SETTIMANLE SIR. “I CONFLITTI ARMATI NON RISOLVONO I PROBLEMI.

Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale che apparirà sul Sir di domani 11 febbraio. Difficile capire le ragioni di questa nuova tensione tra Stati Uniti ed Iraq. E se si trattasse, come in ogni avventura bellica, in fin dei conti, dello scontro di due debolezze? Certo fra i due contendenti c’è un abisso. E proprio la realtà di questa smisurata distanza rende questa vicenda ancora più incomprensibile e, se possibile, ancora più tragica.L’impotenza irachena è evidente, come pure il perverso vincolo che rende così sicuro un regime sull’orlo dell’abisso da non dovere temere nulla anche da una ulteriore e più rovinosa sconfitta militare. Più sottili i motivi della “impotenza” dell’unica superpotenza mondiale, che non riesce ad imporre un “nuovo ordine”, che non riesce a “razionalizzare” l’imponderabile gioco delle identità, delle storie, delle diversità che caratterizzano un mondo pure “globalizzato”. Sono realtà che in particolare in questa regione, tra il Tigri e l’Eufrate, tra il Golfo Persico ed il Nilo, sfuggono ad ogni possibile normalizzazione. Meno che mai a quella delle bombe e del sangue. Troppe guerre già si sono combattute inutilmente per immaginare una soluzione definitiva. Ma il ricorso alle armi resta una tentazione ricorrente, un modo per tagliare questi nodi aggrovigliati. Con la consapevolezza che tutto resterà esattamente come prima, anche dopo avere scatenato la forza di bombe che solo con un curioso gioco di parole sono definite “intelligenti”.Ancora una volta il Papa si è fatto interprete di questa verità così evidente con parole che pochi altri sono in grado di esprimere. Con coraggio e con passione ha detto: “I conflitti armati non risolvono i problemi, ma creano maggiori incomprensioni fra i popoli”, ripetendo quello che disse nel Natale 1990, alla vigilia della guerra del Golfo.”Sono convinto – ha affermato Giovanni Paolo II all’Angelus – che le parti in causa hanno ancora la possibilità di intendersi e di riaffermare i princìpi che regolano pacificamente la convivenza internazionale. La stessa situazione esistente in Iraq e nell’intera regione del Medio Oriente ci insegna che i conflitti armati non risolvono i problemi, ma creano maggiori incomprensioni fra i popoli. La Santa Sede – ha concluso il Papa – non può che incoraggiare tutti coloro che si stanno impegnando per continuare le trattative, al fine di scongiurare azioni di guerra e favorire un cammino di pace. Per questo preghiamo”.Otto anni fa il Papa aveva a più riprese denunciato l’inutilità di una soluzione militare, invitando a mettere in campo gli strumenti della ragione, della pazienza e del dialogo. Terminata la guerra e con il ripristino della sovranità del Kuwait il Papa non si era stancato di ricordare che le condizioni imposte all’Iraq e l’embargo, lungi dal risolvere i problemi, li incancrenivano, a prezzo di enormi sofferenze umane. Questo è il punto dal quale ripartire, e su cui il Papa ha fondato il suo magistero sulle strade di tutto il mondo, per la libertà in tutto il mondo: il concreto servizio alla persona umana, in particolare nelle situazioni di sofferenza materiale e morale. Invocando la pace, ma anche, come in Bosnia, non tacendo la necessità di un intervento umanitario per fermare l’aggressione.Lo scontro attualmente in atto risulta incomprensibile anche sotto questo profilo. Non manca il tempo e lo spazio per invertire una rotta che non porta da nessuna parte”.