CATTOLICI E FEDERALISMO: NON CONVINCE L’ART. 56 DELLA BICAMERALE

“Il principio di sussidiarietà, così come formulato nell’articolo 56 proposto dalla Bicamerale, non è accettabile e va meglio precisato il decentramento federalista”. E’ quanto emerge dal dibattito scaturito nel corso del seminario di studi dal titolo “Tra memoria e futuro: Chiesa, cattolici e Costituzione”, in corso a Roma.Enzo Balboni, docente di Diritto pubblico alla Cattolica di Milano, ha ricordato che “il principio di sussidiarietà proviene dalla ‘Quadragesimo anno'” ed ha aggiunto che lo Stato va articolato secondo quel principio: ad esempio, con la possibilità anche da parte di privati di fornire servizi pubblici, in ogni settore, dal sanitario, alla scuola. In questo quadro, – ha affermato – gli enti territoriali possono esercitare un ruolo fondamentale per un reale decentramento.”Le Regioni invece – ha sostenuto il professor Balboni – sostanzialmente non ci sono state. Se ci saranno in futuro, introdurranno un corretto federalismo, in un Paese dove c’è forse troppo accentramento di funzioni”. “I cattolici del 1947-48 – ha dichiarato l’economista Stefano Zamagni affrontando il tema economia e Costituzione – seminarono molto, ma raccolsero poco, nel senso che i principi ispirati alla dottrina sociale della Chiesa e contenuti nel ‘Codice di Camaldoli’ solo in minima parte transitarono nella Costituzione, dove, ad esempio non c’è una sola volta la parola ‘mercato’.Il termine ‘impresa’ ricorre nell’articolo in tema di espropriazione, mentre quel codice aveva elaborato il modello dell’economia sociale del mercato”. Dal professore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, Alfredo Canavero, infine, è venuta un ricostruzione storica di quegli articoli della attuale Costituzione che hanno fatto e fanno del nostro Paese una nazione che rifiuta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.