Immobilizzato grave in un letto d’ospedale per “trauma cervicale”, in attesa di un visto per potersi curare d’urgenza negli Stati Uniti, è morto il 30 gennaio scorso prima che le lungaggini burocratiche gli abbiano consentito l’accesso in America: Petrus Wathik Habib, iracheno di 27 anni, clandestino in Italia dal ’93, aveva già vista respinta la sua domanda al consolato americano nel ’94, per “lack of credibility” (persona poco credibile). La sua vicenda è riferita nell’ultimo numero dell’agenzia “Migranti-press”, della Fondazione Migrantes.Petrus si guadagnava da vivere con lavori sporadici in nero, nella speranza di poter raggiungere, prima o poi, i genitori che lavoravano negli Stati Uniti. Dall’agosto dello scorso anno, a causa di un tuffo nel mare di Ladispoli, non ha più potuto rialzarsi dal letto dell’ospedale San Camillo. “Il padre, avvertito tempestivamente, ha aspettato oltre un mese per ottenere dal Consolato italiano a Detroit un visto turistico per l’Italia – riferisce “Migranti-press” – e qui ha fatto di tutto per poter trasferire il figlio e curarlo negli Usa. Le autorità consolari americane avevano detto che per i primi di gennaio avrebbero rilasciato il visto. Passati quei giorni, i funzionari del consolato sono stati tempestati di telefonate, ma inutilmente”. “E’ amaro pensare che il ‘lack of credibility’ abbia impedito a Petrus di raggiungere i suoi da vivo – commenta “Migranti-press” -, anche se immobilizzato su una barella”. Il personale sanitario del San Camillo ha raccolto 5 milioni per aiutare la famiglia di Petrus.