CASO DI BELLA: MONS. PINTOR, “PERCHÉ SOLO ORA TANTA ATTENZIONE?”

“E’ corretto pensare che la cura sia per la patologia e non per la persona?”. Mons. Sergio Pintor, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale sanitaria, prendendo spunto dal caso Di Bella, critica una certa cultura e “una mentalità che porta a curare le patologie e presta scarsa attenzione alla persona”. In questi casi, prosegue il responsabile dell’Ufficio Cei per la pastorale sanitaria, “sembra che venga portata avanti con grande entusiasmo ed impegno la cura per la patologia, finché c’è speranza di guarigione, mentre se non ci sono speranze di guarigione la persona viene abbandonata, perché ‘malato terminale'”. Se si mutasse ottica, sottolinea mons. Pintor, “cambierebbe completamente la cultura della salute”. Riferendosi ancora al caso Di Bella, mons. Pintor si chiede perché si sia aspettato fino ad oggi per procedere alla sperimentazione. “Da vent’anni era nota la corsa affannosa e dispendiosa di tanta gente ai suoi metodi. Perché non si è tentato prima di mettere attorno ad un tavolo i ricercatori a valutare i diversi approcci terapeutici per combattere questo terribile male? Oggi diciamo ‘finalmente’, ma questo poteva essere fatto molto prima”. Ora, rileva mons. Pintor, rimane una perplessità: “Ci sono delle famiglie che stanno vivendo drammaticamente il problema” della scelta dei malati che parteciperanno alla sperimentazione del metodo. “Se la terapia in qualche misura risponde, – si chiede Pintor – come ad altri di ricorrere a questo farmaco? “.