“Solo una cultura della solidarietà e l’effettivo impegno a favorire realizzazioni di imprenditorialità indipendente possono segnare un’inversione di tendenza” rispetto al problema della disoccupazione. Lo ha detto oggi a Roma mons. Ennio Antonelli, segretario generale della Cei, presentando ai giornalisti il comunicato finale dei lavori del Consiglio episcopale permanente.”I vescovi non hanno ricette definitive per risolvere il problema – ha detto mons. Antonelli – ma esortano il governo e l’intera comunità cristiana ad affrontarlo sul serio con tutte le energie morali, politiche ed economiche. Occorre introdurre una nuova cultura del lavoro: non deve essere visto come qualcosa dato da altri, ma come un opportunità per creare nuove iniziative imprenditoriali”. Per questo i vescovi consigliano di aiutare i giovani con “strumenti formativi” e “borse di lavoro”. La Cei ha già promosso, in ambito formativo, una serie di corsi per operatori di comunità e per giovani in diverse zone d’Italia. Ma le borse di lavoro, “in sè positive – ha precisato il segretario della Cei -, rischiano di rimanere forme assistenziali se non danno l’avvio a nuovi processi e dinamiche di lavoro”.E, a proposito della liberalizzazione delle droghe leggere i vescovi tengono a ribadire la loro posizione: “Non c’è nessuna concessione o apertura – ha detto mons. Antonelli – tutto quello che va verso la liberalizzazione rischia di diventare una linea di disimpegno dannosissima. Le strade da seguire sono quelle della prevenzione e della formazione dei giovani”. Rispondendo ad una domanda dei giornalisti riguardo al sequestro dell’imprenditore Soffiantini, mons. Antonelli, pur riconoscendo il “significato” della legge che blocca i beni dei sequestrati, ha ricordato che “occorre considerare i casi concreti e fare sempre il possibile per salvare una vita umana”.