NOTA SETTIMANALE SIR

Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana.Tutti gli aggettivi sono stati usati per definire il viaggio di Giovanni Paolo II a Cuba, uno degli ultimi barcollanti sistemi che si richiamano al comunismo ed alla lezione di Marx. Ma forse il significato più profondo sta nel programma di ricostruzione che ha dettato. Non solo con le parole, ma prima di tutto mettendosi concretamente al servizio delle grandi necessità di questo popolo dolente. Quante parole d’ordine vuote hanno echeggiato in questi decenni a Cuba. Quante volte si è parlato di libertà e di giustizia, provocando invece miseria e sfinimento. Certo, anche Giovanni Paolo II ha parlato di libertà e di giustizia, di verità e di servizio. Ma ha fondato tutto sulla roccia della “testimonianza coerente di Cristo”. E’ il tema del Giubileo: Cristo, ieri, oggi, sempre. In una piazza che si intitola alla “revolucion” ha detto chiaro e tondo: “gli insegnamenti di Gesù conservano integro il loro vigore alle soglie dell’anno 2000”.Le parole di Cuba assumono così un significato universale. Questo percorso di ricostruzione offerto alla Cuba stremata con un regime comunista in crisi, diventa un messaggio a tutto il mondo che è pervaso da un senso di vuoto. Giovanni Paolo II è stato franco. Ha detto senza mezzi termini dei guasti prodotti dal regime. Ma non ha indugiato nella condanna. Gli premere guardare avanti.Ed allora ecco il primo punto: la libertà religiosa. Ha parlato ai vescovi: “il rispetto della libertà religiosa deve garantire gli spazi, le opere e i mezzi, in modo che, oltre al culto, la Chiesa possa dedicarsi all’annuncio del Vangelo, alla difesa della giustizia e della pace e, allo stesso tempo, promuovere lo sviluppo integrale delle persone”. Il secondo punto è la libertà, o, più esattamente “la conquista della libertà nella responsabilità”, tanto nella vita individuale che in quella sociale. Il Papa a Cuba, come prima an cora all’Est, prima del crollo del muro, nel Cile di Pinochet, o in Francia, o negli Stati Uniti, non si è stancato di richiamarsi al messaggio di liberazione del Vangelo.Il terzo punto è la giustizia, o più esattamente “la giustizia intimamente legata alla verità”. Si arriva così al quarto punto, che non può che essere legato alla storia ed alla identità di ogni popolo e di ogni nazione, al “genio nazionale” tanto caro a Giovanni Paolo II. La sintesi è possibile, ha ripetuto il vecchio Papa, se si superanoi i falsi conflitti tra libertà e giustizia che hanno portato al marxismo, al comunismo, al liberismo predatorio, che tanti guasti continuano a produrre oggi nel mondo. Ha parlato ancora una volta di dottrina sociale, per arrivare a “coniugare libertà e giustizia sociale, libertà e solidarietà, senza che nessuna di esse venga relegata ad un livello inferiore”. E qui probabilmente c’è spazio anche per fare molto di più anche da parte della Chiesa e dei cattolici, recuperando un circolo virtuoso tra Chiesa e laicato cristiano, nella distinzione dei piani, ma nella partecipazione ad un’unica missione, che si richiama alle parole di vent’anni fa: aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Parole forti, ormai risuonate in tutto il mondo, parole di speranza.Vedremo nei prossimi mesi se questo percorso di ricostruzione riuscirà. Il Papa ha lasciato Cuba esortando a lavorare insieme per il cambiamento. Ha detto: “sono venuto come messaggero della verità e della speranza, a confermarvi nella fede e a lasciarvi un messaggio di pace e di riconciliazione in Cristo”. Cuba, ancora una volta, come ai tempi della famosa crisi dei missili, può essere paradigmatica? Nel mondo di oggi la politica è in panne, rincorrendosi in un orizzonte chiuso, che rischia di diventare fiction. Richiamando la verità sull’uomo, Giovanni Paolo II invita ad aprire nuovi orizzonti. Forse non sappiamo delinearli ancora, ma tutti ne avvertia mo l’esigenza.