Morboantichissimo, circondato da un alone di terrore per secoli, la lebbra continua a fare paura,benchè si sia trovata la cura per debellarla: mentre ci si appresta a celebrare domenica 25gennaio la 45° Giornata mondiale dedicata ai malati di lebbra, il cui bacillo fu individuato nel1873 dal medico norvegese Hansen, l’Aifo (Associazione italiana amici di Raoul Follereau) cheha dato vita a 164 progetti di intervento nei paesi più colpiti, informa che purtroppo sonoancora circa 600 mila all’anno i casi di contagio, che vanno ad aggiungersi ai circa 6 milioni dimalati “ufficiali”, ossia registrati dall’Oms come tali. I paesi più colpiti sono India, Brasile,Indonesia, Bangladesh, Myanmar, Nigeria, Nepal, Zaire, Mozambico, Etiopia, Madagascar,Sudan, Filippine, Cambogia, Tanzania, Guinea: come si vede tra i paesi più poveri al mondo.La stessa Organizzazione mondiale della sanità reputa che è probabile un aumento dei casi dimalattia entro il 2005 e quindi l’Aifo accentua la propria azione di sensibilizzazione, perraccogliere fondi da inviare nei centri di cura. In Italia, anche se può sembrare strano e magariincredibile, i nuovi casi riscontrati ogni anno sono 10-15. Alcuni religiosi e missionari chehanno passato anni all’estero in centri specializzati per queste cure, assistendo migliaia dicontagiati, parleranno in varie città italiane, in parrocchie, scuole, gruppi, spiegando comeancora oggi la lebbra faccia paura. L’Aifo dal canto suo animerà incontri scolastici, presenzepubbliche perchè l’opinione pubblica non dimentichi questo problema ancora irrisolto.