Caritas: liberalizzazione della droga, un sottile inganno.

“L’affermazione diGalli Fonseca è stata ripresa solo in modo parziale e perciò può prestarsi ad esserestrumentalizzata, assecondando il disimpegno e la volontà di rimozione del problema”. Cosìdon Elvio Damoli, direttore della Caritas Italiana, interviene sulla questione “droga di stato”.”L’alto magistrato – prosegue don Damoli – ha parlato, infatti, di azioni dentro un contestosociale. Ed è proprio un progetto sociale credibile da parte dello Stato quello che manca: unpercorso di prevenzione e di recupero che invece le comunità hanno finora offerto. Quindi -sostiene il direttore della Caritas – il problema sollevato è reale, ma le reazioni e leinterpretazioni rischiano di farci dimenticare la persona, che deve restare il centro e l’obiettivodella nostra azione, e servono invece da scudo per la rimozione o la ghettizzazione delproblema”. Secondo don Damoli, “c’è chi dice sì alla droga di Stato perché risolve il problemadel sovraffollamento delle carceri, o diminuisce lo spaccio e la delinquenza a tempi brevi, madel drogato, della persona, non si interessa, perché questo comporta uno sforzo grande eimpegnativo: l’elaborazione di reali strategie di prevenzione e recupero che passanoattraverso la scuola, la famiglia, ecc..”. “Lo Stato – conclude il direttore della Caritas – nondeve abbassare la guardia e deve enunciare princìpi e mantenere paletti, salva poi lapossibilità di offrire piste di uscita, dicendo sì a progetti di vita, di prevenzione, dicoinvolgimento sociale, in un’ottica di educazione e riabilitazione della persona”.