Un volontariato “maturo”che sia capace di ripensare la sua funzione politica, il suo rapporto con lo Stato, con leimprese sociali, con il mondo del non-profit in generale, è la sfida verso il cambiamentoindicata dalle organizzazioni a conclusione del convegno “Il volontariato nella transizione”promosso dal Movimento di volontariato italiano (Movi) e dalla Fondazione italiana per ilvolontariato (Fivol) che si è svolto nei giorni scorsi a Roma.Nel suo intervento conclusivo, Emanuele Alecci, presidente del Movi, ha richiamato alcuniproblemi emersi durante l’incontro, quali, ad esempio, il rapporto con la PubblicaAmministrazione. “La legge 266/91 sul volontariato doveva sostenere e incentivare cammini disincera collaborazione, ma non ha dato grandi risultati – ha detto – Si è vissuta la normativacome un appesantimento del rapporto. Dai primi dati raccolti risulta che in quasi tutte le regioniitaliane la legge ha prodotto solo un rapporto di tipo cartaceo-burocratico”. Nonostante questa”occasione perduta”, ha precisato Alecci, si può oggi guardare al volontariato per inaugurareuna “stagione nuova di progettualità e innovazione nei Servizi sociali”. Altra sfida riguarda la”riscoperta della funzione politica”, per tutelare interi gruppi sociali e aree territoriali che hannosubìto, negli ultimi anni, “un impoverimento delle relazioni di comunità”. Per questo Alecci harinnovato la richiesta della riforma dello stato sociale, “non calata dall’alto, ma che tenga contodell’esperienza degli ultimi decenni”. Alecci ha invitato il mondo del volontariato a stabilirerapporti con il non-profit, con le imprese e le cooperative sociali.