Caso Di Bella: il parere di un moralista e di un cappellano

“La ricerca si fanelle Università, non organizzando sit-in davanti alle preture”, questo il commento agli sviluppidel “caso Di Bella” da parte di Francesco Compagnoni, domenicano, esperto di bioetica edecano della Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università san Tommaso d’Aquino. “DiBella – afferma Compagnoni – è stato docente universitario e conosce bene quali sono iparametri che vanno seguiti nel campo della ricerca scientifica”. D’altro canto, riconosceCompagnoni, “gli istituti di ricerca italiani hanno pochi finanziamenti da parte dello Stato”.Perciò, “bisognerebbe aiutare di più i centri che conducono ricerche serie, nel rispetto delleregole, per combattere il cancro”.Padre Arnaldo Pangrazzi, presidente dell’Associazione dei cappellani ospedalieri, ha raccolto”in corsia” le opinioni degli ammalati sul caso Di Bella. Secondo Pangrazzi “ogni filo disperanza è sempre un filo di vita, perciò non bisogna andare contro coloro che offronosperanza. D’altra parte, è necessaria una verifica dal punto di vista medico e scientificodell’efficacia della terapia proposta da Di Bella”. Il rischio, paventa Pangrazzi, “è che ci sia unacorsa di tutti gli ammalati verso Di Bella, nell’illusione che abbia trovato la cura risolutiva per ilcancro mentre, molto probabilmente, i benefici della sua terapia sono limitati ad alcuni tipi ditumore e in determinate fasi del suo sviluppo”.