“Per chi ama la pace, la vita viene prima di ogni altra cosa, e l’Occidente ha ildovere di creare le condizioni politiche della trattativa con la proposta di una Conferenzainternazionale per la pace in Algeria”, è quanto si legge sul numero di gennaio del mensile”Mondo e Missione”, in corso di pubblicazione. Il mensile, che fa capo al Pime (PontificioIstituto Missioni Estere), denuncia l’inerzia dei governi occidentali di fronte alla guerra civile inAlgeria, che dal 1992 ad oggi ha provocato circa 100 mila morti. “E l’Italia, l’Europa,l’Occidente? – si chiede Mario Giro su “Mondo e Missione” – Si attende, ci si dichiara impotenti,si prende tempo. Un certo realismo politico impone l’inerzia almeno finché non c’è pericolo perle forniture di gas e petrolio”.Tuttavia, prosegue, “non si può pensare di restare immuni da questa tragedia alle porte dicasa. E’ necessaria un’azione di solidarietà che aiuti tutti gli algerini a parlarsi, tutte letendenze politiche a riallacciare il dialogo, oggi impossibile in patria. La proposta di un taledialogo di pace non piace a qualcuno, anche in Italia. Si dice che sarebbe come dialogare coni nazisti, capitolare come a Monaco. Non è certo però che ai britannici piacerebbe essereparagonati a questi generali algerini che dimostrano un così scarso interesse per il loropopolo”. In realtà, “in Algeria, oggi, male e bene si confondono e fare la pace significasoprattutto far cessare l’assassinio di innocenti”.