Pubblichiamo il testo integraledella nota settimanale del Sir n. 1/98. “Sarà l’anno del decollo della moneta unica. Tutti gliindicatori sono ormai concordi per valutare positivamente il grande sforzo che l’Italia (ed inconcreto gli italiani) hanno compiuto per centrare i più rilevanti dei famosi parametri diMaastricht.Il 1998 sarà anche l’anno delle riforme costituzionali? Qui non è così stringente il “vincoloesterno”, cioè la pressione che impone di essere “virtuosi”, pena concreti danni economici.Eppure tutti sono convinti della necessità di dare un più stabile e compiuto assetto al nostrosistema politico – istituzionale, non fosse altro che per garantire non solo la continuità di questorisanamento, ma anche la positiva risposta del Paese ai grandi problemi dell’innovazione edella concorrenza a livello continentale e mondiale.In realtà le questioni sono due, intrecciate, ma distinte. C’è un problema relativo all’assetto delsistema politico, ed un altro relativo alle istituzioni. In effetti una riforma delle istituzioni senzaun sistema politico adeguato non può produrre automaticamente risultati positivi in stermini distabilità e di efficacia, come insegna proprio in questi giorni l’esempio di Israele.Come ha dimostrato il dibattito sviluppatosi sul messaggio di fine anno del presidente dellaRepubblica, siamo ancora lontani dalla “normalità” della vita politico – istituzionale. Laquestione dei rapporti tra i poteri dello Stato, aperta da Tangentopoli e dalla fase più acutadell’emergenza antimafia, è ormai sul tappeto e dovrà avere una soluzione stabile. Come è sultappeto la questione della elaborazione di proposte politiche innovative per quella larga fasciadi opinione pubblica che si riconosce nelle diverse formazioni “di centro”, variamente collocaterispetto all’attuale bipolarismo.A fine gennaio riprende l’iter della proposta di riforma costituzionale, consegnata dallaCommissione Bicamerale alle C amere. Dopo i voti del Parlamento questo cammino siconcluderà con un referendum popolare. I tempi non sono certi, in quanto non c’è un terminetassativo per la conclusione dei lavori, come era stato per la Bicamerale. I lavori sarannofacilitati dal fatto che in questo anno non sono previste scadenze elettorali?Poi, nel 1999, scadrà il settennato dell’attuale presidente della Repubblica. Saranno già prontele nuove regole per l’elezione dell’inquilino del Quirinale? La campagna elettorale comunque ègià aperta. E così abbiamo una ulteriore variabile in un gioco politico – istituzionale comesempre in Italia “creativo”, cioè difficilmente prevedibile. Così in questo gioco complesso, in cuisono all’ordine del giorno la riforma costituzionale e quella elettorale, l’assetto del sistemapolitico e l’attribuzione delle massime cariche dello Stato, il fattore tempo diventa decisivo.Puntano su tempi stretti tutti coloro che oggi giocano all’incasso in termini di consolidamento dipotere o di legittimazione. Riusciranno nel loro intento?Mentre si giocherà questa partita complessa e raffinata, ci sono tuttavia molte emergenze chenon aspettano, e che reclamano buon governo subito. L’Italia, ed in concreto tutti i cittadiniitaliani, hanno bisogno di più libertà. Un eccesso di passaggi burocratici, di intermediazionipolitiche e corporative, di dirigismo amministrativo, di pressione fiscale, rischia di mortificaretante energie vitali o di stimolare ad alternative ai margini della legalità. Rischia di mettere inconflitto la necessità della libertà con quella altrettanto evidente della giustizia sociale. Sonoquesti i grandi principi della dottrina sociale cristiana, che possono costituire un sicuroorientamento anche tra le tante emergenze di questo passaggio complicato. Più libertà e piùgiustizia sociale: per creare nuovo lavoro, per una scuola adeguata, per istituzioni di welfarestate al servizio delle persone e delle famiglie e non degli apparati. La vera riformaistituzionale non può