“Comeèpossibile che tutti noi, troppo abbagliati dal Natale, non ci siamo accorti di Elisa?”.Questo il commento di Isabella Poli, responsabile del Bice (Bureau InternationalCatholique de l’Enfance) per l’Italia, alla tragica scomparsa di Elisa Grosso, la ragazza di16 anni morta la notte di San Silvestro a causa di un incendio divampato in un vagoneferroviario della stazione di Pistoia, dove Elisa (originaria della provincia di Como, elontana da casa già da alcuni giorni) si era rifugiata per ripararsi dal freddo. “Elisa – silegge in una nota del Bice – se n’è andata. In silenzio, quasi in punta dei piedi, come eraarrivata. Non è successo nel Bronx, né in un sobborgo di Calcutta o in un quartiere nerodi Pretoria. E’ successo a Pistoia, ‘città amica dei bambini’, come si legge sui cartellivariopinti sparsi per la città, ma per Elisa non è stato così. Non c’era nessun cartello suquel vagone ferroviario che si è trasformato per lei in una trappola mortale”. Di qui,scrive Poli, una serie di domande: “Come è possibile che Elisa abbia trovato rifugio in unvagone ferroviario senza che la polizia ferroviaria sia intervenuta? Come è possibile chel’Ufficio Minori della Questura creato per affrontare anche queste emergenze non fosse aconoscenza di questa presenza in città? Come è possibile – si legge ancora nelcomunicato – che una ragazzina di soli 16 anni abbia potuto muoversi per diversi giorninella città senza che i vigili urbani – ad esempio – così attenti a notare qualsiasi cosafuori posto nelle strade, non notassero Elisa che certamente era più di una cosa? Comeè possibile che nessuno abbia chiesto i documenti ad Elisa e, se lo ha fatto, come èpossibile che non si siano contattati i suoi genitori?”.