ROM E SINTI, IL VANGELO PORTATO DAI NOMADI

“I Rom incarnano la parabola dell’uomo che per natura è viandante e ci ricordano la provvisorietà, la disponibilità di mettersi in cammino, la prontezza ad accettare gli imprevisti di ogni giorno e la capacità di superare le difficoltà con il sorriso”. Sono parole di mons. Alfredo Garsia, vescovo di Caltanissetta e presidente della Fondazione Migrantes, che ha partecipato alla festa Unpres ’98, organizzata dall’Ufficio per la pastorale dei Rom e Sinti, conclusasi oggi nel santuario francescano S.Maria delle Grazie, a Ponticelli di Rieti. Il Vangelo, ricorda mons. Garsia, è stato portato dagli apostoli che come “viandanti che si sono messi in cammino per annunciare il messaggio di salvezza”. Un annuncio, in questo caso, ricco di “festa, di segni, di simboli e di gesti semplici” che hanno scandito i tempi del convegno. “La preghiera intorno al fuoco, – afferma mons. Garsia – e l’offerta dell’incenso sono stati momenti forti di comunione così come l’incensazione indirizzata ai quattro punti cardinali, quasi a raggiungere tutti i Rom e Sinti dispersi nella terra”. Esperienze possibili grazie “al clima di fraternità, di accoglienza e di condivisione, anche della stessa mensa”. Tra i nomadi, nota il vescovo, “c’erano diversi sacerdoti, segno del servizio presbiterale che si rende anche alle comunità di Rom e Sinti”. “Abbiamo dibattuto – ha detto don Piero Gabella, direttore dell’Ufficio per la pastorale dei Rom e Sinti della Fondazione Migrantes – sul conflitto tra sedentarietà e nomadismo, sul come fare per superarlo e su quali doni scaturiscono dal vivere una condizione di minorità. Dall’esito di questa discussione e dalla lettura dei contributi forniti dai partecipanti potremo tracciare linee ulteriori per una pastorale dei nomadi”. Rom e Sinti in Italia sono circa 100 mila.