GUINEA BISSAU: APPELLO DEI MISSIONARI, “MANCANO CIBO E MEDICINALI”

“Le frontiere sono ufficialmente chiuse, e gli aiuti umanitari non riescono a passare. Le truppe senegalesi non vogliono che entri nessuno”. A lanciare un appello sulle difficili condizioni di vita della popolazione e sugli ostacoli provocati dalla presenza delle truppe senegalesi in Guinea Bissau è un missionario residente in una zona interna del paese, come riportato dall’agenzia internazionale Fides della Pontificia opera missionaria della propagazione della fede, che non ha reso noto il nome per motivi di sicurezza. Sono 111 i religiosi italiani ancora presenti sul posto, raggiungibili solo via radio. “Chiediamo che si facciano pressioni internazionali sul Senegal, perché ritiri le sue truppe – afferma il missionario -. Speriamo che il nunzio apostolico a Dakar, mons. Jean-Paul Gobel, ed i vescovi del Senegal facciano presente la situazione dei soldati del loro Paese. Devono sapere che già più di cento militari sono morti, perché non conoscono il nostro territorio e vengono facilmente catturati ed uccisi. La popolazione, a causa della mancanza di cibo e medicinali e della presenza dei militari stranieri, è insorta contro il presidente Vieira”. Il malcontento, riferisce l’agenzia Fides, è aggravato anche dalla scoperta, alla periferia di Bissau, di un deposito con 100.000 tonnellate di riso, di proprietà della moglie di Vieira (che ricopre anche la carica di presidente della Croce Rossa della Guinea Bissau), mentre almeno 400.000 profughi non hanno alimenti per sfamarsi e non possono ricevere aiuti umanitari dall’estero. Il missionario italiano ha dovuto prendere contatti con i ribelli per riuscire ad ottenere un po’ di riso da distribuire alla popolazione. (segue)