“Con la proposta di un tale registro comunale si vuole offrire una legalità a qualcosa di aleatorio, che non possiede nessuna sostanza giuridica”: è stato questo il primo commento, a caldo, di Luciano Birri, direttore del Centro di pastorale familiare della diocesi di Udine, alla notizia della proposta del vicesindaco Andrea Montich di istituire in municipio il “registro delle unioni civili”. Mentre Montich parla in un comunicato stampa della “necessità di adeguare gli strumenti amministrativi e legislativi alle reali caratteristiche della popolazione”, il condirettore del Centro di pastorale familiare, don Giuseppe Faccin, scrive nel fondo che apparirà sul settimanale diocesano “Vita Cattolica”: “…si capisce chiaramente che si entra nel delicato problema della relazione omosessuale e delle problematiche che queste persone vivono, a volte anche in maniera lacerante”. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica – richiamato dal sacerdote – si dice chiaramente che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati …e in nessun caso possono essere approvati” (art. 2357) e che “le persone omosessuali sono chiamate alla castità” (art. 2359). La proposta del sacerdote è la seguente: “Nessuno ha la risposta in tasca. Eppure, il punto di partenza non consiste nel trovare un accomodamento, ma nel valutare la situazione dentro l’orizzonte del bene comune e cioè del bene per queste persone e per la società alla quale appartengono e nella quale hanno il diritto di stare. Situazioni che nel passato erano moralisticamente condannate o più semplicemente ridicolizzate, ma che oggi si esprimono e domandano ascolto”.