E’ stata presentata oggi a Roma la nota pastorale della Commissione ecclesiale “Giustizia e pace” dal titolo “Educare alla pace”, che conclude la riflessione avviata nel ’91 con la nota “Educare alla legalità” e nel ’95 con “Stato sociale ed educazione alla socialità”. Si tratta della prima nota pastorale su questo tema, voluta perché “avvertiamo da un lato quanto grande sia il bisogno oggettivo e il desiderio soggettivo di pace – ha spiegato durante la conferenza stampa mons. Pietro Nonis, vescovo di Vicenza e presidente della Commissione -, dall’altro quali e quante forze militino nel mondo attuale, e già nel nostro paese, contro la pace”. Mons. Nonis ha osservato che “solo un’azione educativa paziente e condivisa, intelligente e durevole, può far maturare una cultura di pace diffusa”, per questo la nota “si propone quale umile e concreto strumento di riflessione, di approfondimento e d’incoraggiamento per le singole coscienze e per le comunità cristiane”. La pace, ha spiegato mons. Nonis, deve essere “un progetto condiviso” da famiglia, scuola, comunità cristiane e le “forme di incontro con gli uomini e le culture del proprio tempo”, “esercitandosi insieme a praticarla ogni giorno”. Questo “esige” innanzitutto “lo sviluppo di una cultura politica orientata verso la pace”, una particolare attenzione al tema del lavoro “sorgente continua di conflitti” e alla “comunicazione, intesa non semplicemente come gestione di mezzi informativi ma come via privilegiata alla fraterna messa in comune dei pensieri, sentimenti, delle ragioni di vita”. Gli obiettivi per un progetto di educazione alla pace, ha ricordato mons. Nonis, sono “il dialogo, la sobrietà e la solidarietà, la possibile gestione dei conflitti e l’adozione del metodo democratico nei rapporti delle persone e dei gruppi”. Mons. Nonis ha constatato che l’educazione alla pace può incontrare le tante difficoltà presenti oggi nell’ambito educativo: ” Basterebbe pensare – ha fatto un esempio – all’ormai diffusa non accoglienza dell’impegno propriamente educativo a livello scolastico e alla non inclusione dei valori religiosi e morali tra i ‘saperi’ stessi”. (segue)