“Da giorni le nostre missioni stanno dando rifugio a circa 400 mila profughi bisognosi di tutto. Inoltre stanno anche iniziando le ‘grandi piogge’ che renderanno più tragica la situazione favorendo il sorgere di epidemie per le migliaia di morti insepolti”: queste parole sono contenute nell’appello indirizzato dalle congregazioni religiose presenti nel paese africano coinvolto dalla guerra civile al presidente del Consiglio Romano Prodi. La richiesta è che il governo italiano, insieme a quelli europei, si attivi per “riaprire le frontiere per il passaggio di aiuti umanitari”, per attuare rapidamente un ‘cessate il fuoco’ e perché l’Onu possa intervenire con una ‘forza umanitaria’. Firmatari dell’appello sono i missionari del Pime, i Francescani, i Giuseppini del Murialdo, e le seguenti congregazioni missionarie femminili: dell’Immacolata, Francescane di Cristo Re, Consolata, Clarisse del SS. Sacramento, Scolopie, Oblate del S. Cuore, Istituto Campostrini e Francescane d’Egitto. Da alcuni giorni, tramite l’agenzia di informazione Misna, creata dagli istituti missionari, giungono in occidente notizie preoccupanti sulla situazione in Guinea Bissau. Dal mondo missionario giunge l’invito a pregare e ad offrire aiuti in denaro da far confluire in Guinea al più presto. Questi i conti correnti: n. 7000/30, Banco Ambroveneto, Agenzia 805, Verona intestato a Rete Guinea Bissau e – il secondo – alla stessa banca, direzione di Milano, conto n. 16130/92 intestato al Pime.