Edificato cento anni fa sulla stessa area dove in precedenza esisteva il sanatorio per gli ebrei poveri, l’edificio che ospita il piccolo tempio israelita e da pochi giorni il nuovo museo ebraico di Merano costituisce un importante riferimento sui fatti dell’ “olocausto”. Infatti, come ha spiegato Federico Steinhaus, presidente della comunità ebraica meranese (circa 60 persone, mentre all’inizio del secolo erano 700), ospita una collezione di documenti di grande interesse storico. Si tratta di certificati del famigerato “Ministero della divisione demografica della razza” in cui veniva speficata la cosiddetta “posizione razziale”. Tra questi documenti c’è anche quello del poeta Umberto Saba. Ci sono poi certificati falsificati di morte di ebrei “per cause naturali”, quando invece non era così. Ci sono verbali di polizia sulle famiglie ebree del posto e una raccolta di articoli a contenuto antisemita dei giornali locali del periodo fascista. Tra l’altro è anche conservato un ordine del nazista Mengele per l’acquisto di una partita di fenolo usato nelle camere a gas della Germania. Il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Wilhelm Egger, intervenuto all’inaugurazione del museo, ha detto tra l’altro: “Israele rappresenta le radici della Chiesa e il cristiano ha bisogno di avere l’ebreo alle sue spalle perché questi lo aiuta a non perdere la propria identità”. Mons. Egger ha concluso il suo saluto con alcune frasi pronunciate in ebraico e ha invitato catechisti ed insegnanti di religione della diocesi ad inserire la visita al museo meranese tra gli appuntamenti didattici del prossimo anno.