“Verificare che le politiche sociali salvaguardino effettivamente valori fondamentali come la centralità della persona e la tutela delle fasce più deboli” è questo uno dei compiti principali della Caritas secondo mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan, intervenuto questa mattina al XXIV convegno nazionale delle Caritas diocesane, in corso a Modena e che riunisce circa 600 tra direttori ed operatori. “Non bastano dichiarazioni di intenti, bisogna creare le condizioni per l’attualizzazione dei provvedimenti – ha affermato mons. Pasini -. Va bene dare ai cittadini la ‘titolarità’ dei diritti, ma occorre garantire anche la ‘fruibilità’ dei servizi e la ‘competenza’ ossia la conoscenza di ciò a cui si ha diritto”. Per questo la Caritas deve puntare soprattutto sul suo compito “pedagogico” per “aiutare la comunità cristiana a misurare le facili dichiarazioni sui valori con i problemi concreti che la gente deve affrontare”. L’impegno a cui si è chiamati riguarda allora la “formazione etica degli operatori sociali, pubblici e privati”, “l’informazione e l’accompagnamento della povera gente di fronte ai cambiamenti”. Deve diventare impegno anche “la preoccupazione per il problema del lavoro e per il futuro delle giovani generazioni, che rischiano di non aver diritto alla pensione”. Da mettere in evidenza è soprattutto “la necessità di prendere coscienza e far prendere coscienza dell’evoluzione della povertà”, sulla quale “non c’è consapevolezza diffusa” perché “i poveri sono minoranza senza potere”. “Le Caritas possono farsi cassa di risonanza della loro esistenza e della loro sofferenza – ha suggerito Pasini -. Ne hanno gli strumenti e la missione ufficiale”. Mons. Pasini ha anche sottolineato l’esigenza di una promozione della “cultura della gratuità, in un’accezione molto più ampia della pura assenza di guadagno”, e “compatibile anche con un’attività professionale retribuita”.