Una preghiera “per il mondo del lavoro genovese, già segnato da un’insufficiente reazione alla perdurante e crescente disoccupazione ed ora colpito nelle sue maggiori realtà industriali da gravi incertezze e da pensanti interventi di ulteriori ristrutturazioni”. E’ quanto chiede ai suoi fedeli il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova, in un messaggio sull’occupazione, diffuso oggi. Il porporato si riferisce in particolare alla vicenda dell’Ansaldo, “la realtà più provata e perciò seguita con particolare attenzione dalle istituzioni e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori”. L’arcivescovo fa notare che “le alleanze internazionali, di cui tanto si parla, devono lasciare la stagione dei dibattiti verbali – e forse anche delle promesse in qualche modo strumentali – per entrare rapidamente nell’operatività”. A prescindere, inoltre, dall’andamento di tali negoziati, “i vertici operativi dell’azienda devono dimostrare nei fatti la volontà di vedere nei dipendenti delle persone, e non solo dei numeri da ridurre per abbattere comunque dei costi, magari senza neppure riflettere sul capitale di conoscenza che in tal modo viene distrutto a scapito dell’azienda e del suo futuro”. Per andare incontro alle situazioni di difficoltà in cui si trovano “lavoratori disagiati e demotivati” e giovani impegnati nella ricerca “spesso delusa” del lavoro, sostiene Tettamanzi, non serve l’assistenzialismo, ma occorre “elaborare progetti precisi, ricercare legittime agevolazioni, individuare sinergie più ampie e fondate fino a realizzare un forte tessuto produttivo che abbracci anche ricerca e formazione”.