Pubblichiamo la nota Sir dedicata al testo unificato in materia di “procreazione medicalmente assistita” – I filosofi, gli studiosi di scienze della comunicazione, di cibernetica, di bio-tecnologia e di molte altre discipline parlano, ormai correntemente, di una “mutazione antropologica”. Un cambiamento sempre più rapido che può trovare molti impreparati.Se si esce dai circoli ovattati della politica e dai circuiti della grande comunicazione o del “politicamente corretto”, quello che tante persone chiedono è soprattutto coerenza, trasparenza, autenticità. Gli uomini e le donne, i giovani, le famiglie, frastornati da tanti messaggi contraddittori, chiedono punti di riferimento. Questa domanda oggi resta per molti versi inevasa. E i grandi temi, le grandi scelte, passano attraverso scelte concrete, precise e qualificanti. La vicenda della legge sulla procreazione medicalmente assistita ha dunque un significato di grande rilevanza come peraltro si ricorda nella “nota comune dei media ecclesiali”, resa pubblica lo scorso 29 aprile (cfr. Sir 31/98).Il mondo cattolico, nelle sue molteplici espressioni, unanimemente ha sottolineato questa rilevanza, richiedendo unanimemente prese di posizione coerenti e chiare a tutti coloro che si richiamano ai grandi valori cristiani. Non c’è interesse politico in questa richiesta, che nasce dall’esperienza e dalla conoscenza delle cose e delle persone. Essa emerge, non solo nel mondo cattolico, ma in tutta la società, come richiesta di chiarezza sui grandi temi della vita, della famiglia, dell’educazione, perché su di essi si gioca la libertà e l’identità stessa della famiglia e della persona nel nostro futuro prossimo. Occorrono limiti e punti di riferimento, come riconosce e sottolinea anche la migliore cultura non cattolica. Diversamente, come sempre, chi pagherà saranno i più piccoli e i più deboli. Si sono avute fortunatamente molte risposte positive, ma anche al cune significative contraddizioni e reticenze.In tema di procreaziome medicalmente assistita, l’esperienza di questa prima tornata di esami parlamentari, e su una questione cruciale come quella della costituzionalità, rinnova in modo ancora più pressante la necessità di dare riposte franche, precise e chiare ad attese unanimi e fortemente radicate, a domande autentiche.Il problema infatti è “costituente” nel senso più vero. Ed allora piuttosto che di mediazioni, questo é il tempo della sintesi. Persona e famiglia, proprio per chi giustamente non ha voluto sottoporre a revisione la prima parte della vigente costituzione, sono meri orpelli o sono istituzioni naturali? E se questo è ancora vero, perché non partire da qui, per innovare sul serio, rispondendo alle questioni vere?Occorre avere il coraggio di voltare pagina rispetto a vecchi riflessi culturali, prima ancora che politici. Solo così sarà più facile superare le “sofferenze” e ritrovare quella serenità che non è certo dei “bacchettoni”, ma di chi esprime con franchezza le proprie ragioni. E in forza di questo guarda il presente e soprattutto pensa il futuro come spazio di libertà, di pace e di sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.