“L’Italia ha già una legge parlamentare di cui tutti si sono vantati, perchè è all’avanguardia e perché nella definizione di mine antipersona è più esaustiva rispetto a tutte le altre. Non si vede per quale motivo, con la ratifica del Trattato di Ottawa, si debba ora tornare indietro”. A parlare così è padre Marcello Storgato della “Campagna italiana per la messa al bando delle mine” che ha commentato per il Sir il disegno di legge interministeriale di ratifica del trattato di Ottawa (n. 5005 del 19 giugno 1998) sul divieto di impiego, stoccaggio e trasferimento delle mine antipersona. Padre Storgato fa notare che la legge italiana (n. 374 del 29 ottobre 1997) presenta una definizione più ampia, includendo e vietando “tutte le mine antipersona tradizionali, gli ordigni incapacitanti presenti e futuri e tutte quelle mine che pur non essendo direttemente antipersona, hanno però gli stessi effetti, come le mine anticarro, antiveicolo e altre trappole esplosive”. Il Trattato di Ottawa che ora è stato recepito dal disegno di legge interministeriale, afferma invece che “le mine antiveicolo, anche se dotate di congegni anti manipolazione, non sono da considersi mina antipersona”. “La cosa che più sconcerta – ha detto padre Storgato – è che siano dei rappresentanti del governo a presentare un disegno di legge che va contro la volontà espressa dal Parlamento”. Per queste ragioni, padre Storgato chiede “il rispetto pieno e alla lettera della legge 374”, una ratifica del Trattato di Ottawa che “recepisca tutti i valori positivi ed umanitari di questo Trattato”, “una politica di promozione all’interno dei paesi Nato” e la “massima trasperenza sui registri di tutte le mine in stoccaggio presso l’esercito”.