CAMPAGNA CONTRO LE MINE: NO AD UNA RATIFICA “AMBIGUA” DEL TRATTATO DI OTTAWA

“Esprimiamo preoccupazione per il disegno di legge del Consiglio dei Ministri di ratifica del Trattato di Ottawa (n.5005 del 19 giugno 1998), in quanto tenta di stravolgere i fondamenti della legge nazionale di messa al bando delle mine antipersona”: è questo il pronunciamento che viene dal coordinamento nazionale della “Campagna italiana per la messa al bando delle mine”, organismo che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 1997. Secondo la coordinatrice italiana, Barbara Laveggio, il provvedimento governativo andrebbe “a modificare la legge nazionale di divieto di queste armi vigliacche proprio nei suoi aspetti più restrittivi e qualificanti”. In particolare – prosegue la dichiarazione – “esclude dal bando le mine anticarro dotate di dispositivi antirimozione, recependo il dettato del Trattato di Ottawa proprio nel suo punto più debole”, che “costituiscono un pericolo mortale per la popolazione civile e per gli sminatori che bonificano il territorio”. Barbara Laveggio afferma ancora: “Ci stupisce che il Governo tenti di scavalcare con questo atto la volontà già chiaramente espressa in modo unanime dal Parlamento, che ben ha saputo accogliere ed interpretare le richieste della società civile”. Un altro rilievo che viene avanzato è che “le mine in dotazione alle basi Nato possono essere trasferite senza controllo, il che crea un pericoloso buco nero nell’applicazione della legge”. Secondo il comitato, invece, “se uno Stato estero è libero di non aderire al Trattato di Ottawa – e mi riferisco agli Stati Uniti – non per questo esso è libero di eludere la disciplina nazionale”.