Il “contrordine” di questi ultimi giorni, con l’obbligo scolastico che non si chiude al 16° anno di età, ma al 15°, appare all’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc) una “via di mezzo per nulla promettente”. Nella nota diffusa oggi dall’esecutivo nazionale, si sottolinea da un lato la sorpresa per tale scelta dettata “da fibrillazione” politica e dall’altro il fatto che non si può, a questa stregua, parlare di “riordino”. “Per l’Aimc – si afferma nel testo – punto di partenza è il Patto per il lavoro del 1996, in cui questione scolastica e questione formativa sono collocate in rapporto interattivo”. I maestri cattolici sottolineano che nel “patto” è previsto “un dinamico e serio processo di crediti formativi” coinvolgendo quindi, con pari dignità, percorsi scolastici e della formazione professionale. “La semplice aggiunta di un anno da passare fra i banchi (o altrove?) – dice ancora la nota – non va in questa linea ed è improponibile, finanche impensabile fuori dalla logica di tatticismi che con la qualità formativa poco hanno a che fare. La scuola è cosa seria e su di essa non si possono gettare i dati”. Ad avviso dei maestri cattolici, quindi, la riforma della scuola va pensata “verso quel percorso formativo e scolastico che se al 18° anno si conclude, già si proietta verso il terziario formativo (post- secondario, lauree brevi, università) e poi alla formazione continua lungo tutto l’arco della vita”.