SEMINARI: I GIOVANI PRETI E IL “BOOM” DI INTERNET (2)

Tra i suggerimenti per favorire una maturazione armonica della personalità dei futuri preti, mons. Panizzolo ha proposto “l’accompagnamento personalizzato” di un educatore, che deve continuare anche dopo l’ordinazione sacerdotale, e l’attenzione ad “esperienze non frammentate”: “Non si può imporre ai seminaristi – ha detto – un ritmo da stress. Se i giovani impareranno in seminario a dare una dimensione contemplativa alla loro vita, poi la sapranno dare al loro ministero”. Per introdurre adeguatamente un giovane al sacerdozio, ha aggiunto il relatore, bisogna offrirgli oggi un periodo propedeutico “libero da altre preoccupazioni, completamente dedicato all’esperienza spirituale”, in cui il giovane venga invitato “a fare una forte esperienza di Dio”. Visto, poi, che la formazione è “un’azione educativa di squadra”, per mons. Panizzolo occorre coinvolgere in essa anche gli psicologi, il cui compito è quello di “aiutare il candidato a raggiungere una maggiore conoscenza di sé”. L’intervento dello psicologo, ha precisato tuttavia il relatore, “non è per il discernimento della vocazione, cosa per cui la psicologia è incompetente, ma per l’individuazione e la dilatazione di quegli spazi di libertà che permettano al candidato di accogliere la vocazione”. Il ricorso allo psicologo è utile all’inizio “per distinguere subito tra problemi di psicopatologia e problemi di sviluppo, per esempio nella sfera affettivo-sessuale”. In ogni caso, ha insistito mons. Panizzolo, “è la formazione spirituale a costituire il cuore della formazione sacerdotale e il discernimento vocazionale va fatto da una prospettiva eminentemente spirituale”.