“CHIAMA L’AFRICA”: COSA C’È DIETRO I CONFLITTI?

Guinea Bissau, Nigeria, Sudan, Eritrea, Etiopia: quali retroscena si nascondono dietro i conflitti africani? A dare una lettura della situazione geo-politica in Africa, risalendo alle cause storiche e alle responsabilità attuali è stato oggi Joseph Ki Zerbo, storico e politologo del Burkina Faso, intervenuto a Roma ad un’iniziativa promossa dalla campagna “Chiama l’Africa”. “Dalla fine del colonialismo ad oggi – ha spiegato Ki Zerbo -, nel continente africano si sono succeduti 40 conflitti, ossia uno all’anno”. Il bilancio? “10 milioni di morti, da 7 a 10 milioni di profughi – ha ricordato -, 16 milioni di persone obbligate a lasciare il proprio paese, decine di migliaia di mutilati di guerra. Poi c’è il fenomeno dei militari-bambini, per cui prende sempre più piede una cultura della violenza”. Lo storico ha spiegato però che le tradizioni africane sono invece radicate su una cultura del dialogo e della mediazione, quindi “le idee che la violenza sia un fattore intrinseco al continente e che la decolonizzazione sia stato il grande male dell’Africa sono due menzogne – ha affermato -. In realtà il caos attuale è il risultato di una colonizzazione che non si è ancora conclusa. Le frontiere decise a suo tempo dai paesi occidentali sono germi di violenza contro l’Africa perché arbitrarie e contro natura”. Nella situazione attuale, poi, “le interferenze esterne sono sempre maggiori, camuffate però da prese di distanza dai belligeranti”. Lo studioso ha citato l’esempio dei paesi stranieri che, allo scoppiare dei conflitti, inviano navi ed aerei per evacuare i propri cittadini “ma poi lasciano gli africani ad uccidersi”: “Questi comportamenti – ha denunciato – sono assimilabili a crimini di non-assistenza ad un popolo in pericolo”. Dall’altro lato però si svelano gli interessi economici delle multinazionali (petrolio, diamanti, minerali strategici, ecc.): “I paesi ricchi hanno bisogno di questi prodotti, quin di provocano le guerre per salvaguardare i propri interessi. E oggi in Africa si passa da un conflitto all’altro come per una sorta di contagio”.