“E’ più facile rimotivare alla formazione attraverso il rapporto con il lavoro piuttosto che attraverso il rapporto con una scuola vissuta come fallimento o esclusione”, prosegue la nota della presidenza della Confap. “Non si tratta, dunque, di un problema di ‘parità’, o quanto meno non è solo un problema di questo tipo, neppure quando a offrire questa tipologia di formazione sono questa o altra istituzione religiosa o no, pubblica o no: è in gioco una semplice ma decisiva questione di efficacia formativa. Il prolungamento dell’obbligo, dunque, è solo un tassello, anche se cruciale, del processo di riforma del sistema formativo del nostro Paese. Di questo processo non si può non riconoscere la responsabilità ultima al Parlamento e alle altre Istituzioni locali competenti, che speriamo vogliano e possano esercitare fino in fondo il proprio ruolo”.In concreto la Confap propone che “nel collegare l’elevazione dell’obbligo con la riforma di tutto il sistema di istruzione possano essere censite, valorizzate e ulteriormente sviluppate quelle aree di sperimentazione che evidenzino il vero ruolo che può giocare la formazione professionale nella riforma strutturale, ma anche culturale e valoriale, di cui sempre più si avverte il bisogno per la scuola del nostro Paese”.