“Che la Corte nasca e nasca come previsto il prossimo 17 luglio”. L’appello si rivolge ai delegati dei 162 paesi del mondo che in questi giorni sono riuniti a Roma per istituire il Tribunale penale internazionale competente a giudicare i crimini contro l’umanità. A lanciarlo è Paolo Ungari, presidente della commissione per i diritti dell’uomo presso la Presidenza del Consiglio, al termine di un seminario che l’università Luiss di Roma e l’associazione Donne Magistrato hanno organizzato sul tema. Universalità, indipendenza, imparzialità ed efficacia. Sono questi i “principi cardine” sui quali, a parere di Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale, deve poggiare la Corte “perché possa pienamente funzionare”. Facendo riferimento ai nodi tecnici che ostacolano il lavoro della Conferenza, Antonino Intelisano, procuratore presso il Tribunale militare di Roma, ha messo in guardia sul rischio che “il perseguimento di un fine ottimale possa mandare all’aria tutto. Vale in questo caso il motto popolare secondo il quale, l’ottimo è amico del male. I pericoli sono tanti così come gli ostacoli che potrebbero impedire di arrivare ad un risultato. Essi nascono soprattutto dal fatto che gli Stati che hanno maggiori interessi da proteggere non sono disposti a cedere la loro sovranità con tanta facilità e leggerezza”. “Credo – ha detto Paola Severino, docente di diritto penale – che l’impresa di creare un codice penale e di procedura penale valido per tutti i 162 paesi della Conferenza, faccia tremare qualsiasi giurista”. Alle difficoltà tecniche, si aggiungono gli ostacoli di natura esclusivamente politica. “Si ha l’impressione – ha aggiunto la penalista – di assistere ad un meccanismo a molla”. Da una parte, “gli Stati sono travolti da un’opinione pubblica sempre più forte”. Dall’altra, vi sono veri e propri fenomeni di “ostracismo politico, camuffati sotto il pretesto di nodi tecnici”.