I valori e i comportamenti sono più o meno gli stessi ma le opportunità formative e occupazionali sono minori. E’ quanto evidenzia una ricerca del Censis presentata oggi a Roma, che si interroga sulle prospettive per i giovani italiani in una Europa sempre più competitiva. La nota dolente è come sempre l’occupazione: nel 1996 il tasso di disoccupazione delle giovani donne italiane (di età tra i 15 e i 24 anni) era del 39,2 per cento contro una media europea del 22,9 per cento (per i maschi 30 per cento rispetto al 22,9 per cento). Anche i tassi di scolarità sono più bassi: 53,9% in Italia e 59,1% nell’Unione europea. E’ da registrare inoltre che le spese delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione in Italia sono in netto calo (dal 10 per cento del ’90 all’8,9 per cento del ’96) “quasi fosse utilizzato un meccanismo contabile legato alla diminuzione dei giovani e di conseguenza al loro minor peso politico” ha spiegato uno dei curatori della ricerca. Mancano in Italia meccanismi di distribuzione del reddito come borse di studio, sussidi di disoccupazione o salari minimi di inserimento, quindi la famiglia risulta l’unica fonte di sostentamento. La scarsità di opportunità lavorative e gli alti costi del mercato edilizio causano di conseguenza una maggiore permanenza in famiglia. Da sfatare è però il luogo comune sulla minore disponibilità alla flessibilità dei giovani italiani rispetto ai coetanei europei: tra i dati emersi il 25,2 per cento, se disoccupato, accetterebbe un lavoro stabile (contro il 19,5 per cento) e il 19,2 per cento accetterebbe qualsiasi lavoro (la media europea è del 15,8 per cento), il 12,1 per cento accetterebbe solo un lavoro adeguato al proprio livello di preparazione (contro il 12 per cento), il 5 per cento proverebbe ad avviare un’attività in proprio. (segue)