Tutto il disagio del rapporto tra i giovani e il lavoro in 6.200 telefonate. Al numero verde di Euroaction ’98, dall’11 al 18 maggio, 6.200 italiani hanno espresso le loro preoccupazioni, le speranze e le motivazioni nella ricerca del posto di lavoro. Ne viene fuori una fotografia che presenta giovani (oltre il 66 per cento di età tra i 21 e i 30 anni, e oltre il 22 per cento quelli tra i 31 e 40 anni) che “sanno usare il computer, conoscono Internet e si informano sul telelavoro” ma che “l’insicurezza delle prospettive occupazionali spinge a lavori tradizionali” nella speranza di un posto fisso. Il rapporto Euraction ’98 è un’iniziativa nata dall’associazione “Che fare”. Coloro che hanno chiamato, si legge nel rapporto, guardano al concreto: l’Europa è lontana come opportunità professionale, per il 24,36 per cento degli utenti l’Italia resta ancora il luogo primario di lavoro. I giovani appaiono scettici di fronte alle promesse “di nuovi sbocchi professionali” e chiedono “maggiore “istruzione, formazione e specializzazione”, nonostante che il 29,93 per cento di coloro che hanno telefonato abbia una laurea e il 53,93 per cento un diploma di istruzione secondaria. Gli intervistati hanno denunciato “disservizi, errato orientamento, e informazioni sbagliate imputate alle agenzie regionali per l’impiego” ma anche la “latenza delle istituzioni e degli enti preposti all’orientamento dei cittadini sul mercato del lavoro”.”Questa di ’98 – ha detto un rappresentante del Ministero del lavoro – è stata un’esperienza positiva per dare corso a un processo generalizzato sull’orientamento. Stiamo infatti per avviare un’azione sistematica di orientamento al lavoro attraverso 500 mila colloqui-intervista”.