“La maternità è diventata un problema politico”, ha detto Maria Chiaia, membro della Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, aprendo oggi, a Roma, un workshop dal titolo “Ragioniamo di maternità”, promosso dalla stessa Commissione in vista di un convegno nazionale su questo tema, in programma il 12 e 13 ottobre prossimo a Cagliari. “In Italia – ha proseguito Chiaia, riflettendo sul rapporto tra maternità e riforma dello Stato sociale – è mancata in questi anni una politica per la famiglia, o, se di politica si può parlare, questa è stata caratterizzata da contraddizioni, riluttanza, ambivalenza”. Solo di recente, ha aggiunto la relatrice, “si vanno promuovendo politiche che tendono a considerare il diritto del bambino non solo all’accoglienza da parte dei genitori ma dell’intera società”. La strada, però, è ancora lunga, visto che “la procreazione continua a rimanere una questione tipicamente femminile e in qualche modo svalutata, priva di riconoscimento pubblico”. Le scelte di procreazione, secondo Chiaia, “sono state penalizzate dal persistere di una divisione del lavoro fortemente legata alla distinzione tra i sessi”. Le donne italiane, infatti, “lavorano più di tutte le altre donne europee”, e l’aiuto dei maschi “è il più basso d’Europa: il marito di una lavoratrice lavora in casa solo un’ora e mezza in più alla settimana del marito di una casalinga”. Secondo una recente indagine Istat, nonostante il basso tasso di natalità, “il desiderio di maternità non è in declino”: paradossalmente, anzi, ha fatto notare Rossella Palomba del Cnr “si può dire che gli italiani hanno meno figli proprio perché li desiderano troppo o attribuiscono loro troppo valore”. Il “costo” di un figlio, però, in Italia rimane troppo elevato, “non solo dal punto di vista economico – ha concluso Chiaia -, ma dell’organizzazione quotidiana, dei tempi e delle fasi di un’esistenza”.