Dignità della persona e opportunità di lavoro per i detenuti in carcere sono state le richieste più pressanti emerse oggi a Roma durante il convegno nazionale “Sfide dietro le sbarre”, organizzato dalla Società San Vincenzo De Paoli, dai volontari della casa circondariale “Regina coeli” (Vo.re.co.) e dalla Onlus “Civiltà e carcere”. Giovanni Conso, presidente onorario della Corte Costituzionale, ricordando che il lavoro in carcere ha “valenze psicologiche, educative e morali”, ha denunciato una “burocrazia sciocca” che non facilita l’inserimento lavorativo dei detenuti, anche a causa di una “esasperazione dei controlli che fa torto alla dignità dell’uomo”. Riferendosi alla relazione resa nota nei giorni scorsi dal Ministero di Grazia e Giustizia (dalla quale risulta, tra l’altro, che il 40% delle persone in carcere è in attesa di giudizio, e che per ogni detenuto lo Stato spende in media circa 73 milioni), Conso ha sottolineato la necessità di “amministrare meglio. E’ uno spreco tenere tante persone in attesa di giudizio – ha detto -. Spero però che la relazione non sottintenda invece la volontà di tagli alla giustizia”. Conso ha messo in evidenza anche il problema dei “troppi suicidi” in carcere e del sovraffollamento nelle celle, ribadendo inoltre la necessità di “incoraggiare tutto ciò che è scuola e cultura: premi di poesia, di prosa, commedie, canzoni, lettere”. Padre Vittorio Trani, cappellano della casa circondariale “Regina Coeli” ha esortato a “non dimenticare certi ambiti scomodi della società, che danno la misura del grado di civiltà di un Paese”: “Nel nostro modo di pensare si è creato un grosso equivoco – ha affermato – Basta avere a che fare in qualche modo con la giustizia per considerare una persona finita. L’avviso di garanzia, ad esempio, è un boomerang che annienta la persona”. Secondo Anacleto Benedetti, direttore di “Regina Coeli”, con il Giubileo “aumenterà il rischio criminal ità: se ci si trova impreparati la situazione delle carceri diventerà esplosiva”.