“L’Aids sta cambiando e di pari passo deve cambiare anche la prospettiva delle case alloggio”. Lo ha detto stamani a Firenze Carla Omodei Zorini, presidente del Cica, il coordinamento italiano delle case alloggio per i malati di Aids, in occasione del convegno: “Etica e Aids, le case alloggio di fronte al nuovo scenario”.Grazie alle nuove terapie, è stato detto nel corso dei lavori, la vita media dei malati di Aids si sta allungando e, pur rimanendo il bisogno delle cure fisiche, ci sono nuove esigenze, prima fra tutte il diritto al lavoro e alla casa. In una lettera aperta inviata al ministro della Sanità Rosy Bindi, i malati di Aids chiedono la possibilità di essere inseriti nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari e di accedere ai finanziamenti delle borse di lavoro, che al momento sono assegnate alle categorie disagiate nelle quali non rientrano i malati di Aids. Infine è stata chiesta la messa a punto di un disegno di legge che garantisca in tutte le carceri le cure ai detenuti malati. “Dobbiamo puntare ad un reinserimento sociale della persona”, ha concluso la presidente Zorini, “uscendo dalla logica del semplice assistenzialismo”. Al coordinamento delle case alloggio fanno capo 40 strutture che ospitano in tutto circa 400 ammalati affetti da Aids conclamato. Dal 1982, anno della prima diagnosi di Aids in Italia, alla fine del 1997 sono stati notificati all’Istituto superiore di sanità 40.950 casi di Aids conclamato.