ASSEMBLEA CEI: AL PROGETTO CULTURALE NON SERVE UNO “STRUMENTO POLITICO”

Non una “tappa di attesa” aspettando che si chiariscano gli “orizzonti politici” di riferimento per i cattolici italiani, ma un’azione mirante ad evangelizzare la cultura e la società, con precise attenzioni al “concreto” della vita politica: è questo secondo il card. Ruini uno dei compiti del “progetto culturale”. La questione è emersa oggi durante la conferenza stampa di chiusura dell’assemblea dei vescovi. Alla domanda se, in sostanza, il progetto culturale fosse uno strumento tattico della Chiesa per agire sul piano politico, a cui manca solo il “braccio operativo”, Ruini ha risposto nei termini suddetti, precisando che l’impegno di attenzione al “sociale” da parte della Chiesa “non può prescindere dalla situazione politica, in particolare dagli obiettivi che si perseguono in sede parlamentare, cioè le leggi”. Secondo il presidente dei vescovi ciò non vale solo per quelle questioni che, “a torto, vengono considerate, ‘cattoliche’, quali la famiglia, la vita”, ma anche per i “problemi più generali del paese, quali il lavoro, l’ingresso in Europa, lo sviluppo”. Ruini si è detto comunque convinto che il cammino intrapreso con il progetto culturale sia positivo: all’ultimo incontro dei delegati diocesani erano rappresentate 139 diocesi su 227, e l’attenzione va crescendo: in alcune stanno nascendo “fondazioni per il progetto culturale”. Il cardinale ha anche annunciato che i prossimi incontri riguarderanno le aggregazioni laicali, le Caritas diocesane (mese di giugno ’98), e quindi il mondo missionario e i religiosi. “Si capisce – ha concluso – come non sia possibile, stante queste prospettive, legare le sorti del progetto culturale a quelle delle forze politiche che oggi si richiamano alla tradizione cristiana”.