“Sarebbe errato credere che l’emigrazione italiana all’estero non abbia più problemi e che la Chiesa in Italia abbia chiuso un capitolo importante del suo impegno” ha affermato oggi mons. Alfredo Maria Garsia, vescovo di Caltanissetta e presidente della Commissione ecclesiale per le migrazioni durante la conferenza stampa in margine alla 44* assemblea della Cei in corso a Roma. Rivolgendo un invito al Parlamento italiano perché approvi al più presto la legge che consente il voto degli italiani all’estero, mons. Garsia ha tracciato un quadro di questa realtà, che “non è un pianeta di fortunati – ha detto -, ma presenta luci e ombre”: “Se come Chiesa ammiriamo il successo raggiunto da molti, spesso con grandi sacrifici, tuttavia sentiamo il dovere di riaffermare la nostra concreta solidarietà a chi non ha trovato all’estero la sicurezza cercata per sé e per le proprie famiglie. Non sono pochi, e sono i dimenticati per eccellenza”. Mons. Garsia ha ricordato che, nonostante siano finiti gli esodi di massa, “in Germania nel ’96 sono emigrati 45.821 italiani e negli Stati Uniti aumentano i clandestini di origine italiana”. Inoltre, al 20 febbraio ’98, gli iscritti alle anagrafi consolari risultavano 3.489.017, senza contare i circa 50 milioni di oriundi italiani. Secondo il vescovo bisogna guardare a questa “emigrazione stanziale” con “occhi nuovi”: “La politica migratoria verso queste persone non va ridotta alla concessione dell’esercizio del voto all’estero o alla riforma di qualche consiglio partecipativo – ha sottolineato -. Essa deve prevedere forti investimenti soprattutto nella formazione culturale, nell’informazione, nella partecipazione solidale”. L’impegno, per la Chiesa italiana, è quello di rafforzare “il dialogo con le Chiese di accoglienza”, attraverso un piano di cooperazione pastorale.