Lo ha detto mons. Alfredo Maria Garsia, vescovo di Caltanissetta e presidente della Commissione ecclesiale per le migrazioni, oggi nel corso di una conferenza stampa in margine all’assemblea generale dei vescovi italiani a Roma. Di fatto, ha proseguito Garsia, “alcuni parroci cercano di aiutare quegli immigrati, anche musulmani, che chiedono un locale della parrocchia per riunirsi o per pregare”. Ma non bisogna dimenticare, ha spiegato al Sir padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia della Fondazione Cei-Migrantes, che “ai parroci viene fatta esplicita raccomandazione di non offrire sale della parrocchia adibite all’attività pastorale ad immigrati di altre religioni e, qualora in casi particolari si ritenga di poter dare una sala o uno spazio di proprietà della parrocchia, questo non avvenga abitualmente”. “Bisognerà studiare caso per caso – ha detto ancora mons. Garsia – e spiegare alla comunità perché si compie questo gesto. E bisogna anche tener presente il problema della reciprocità: mentre noi permettiamo di costruire una moschea a Roma, a noi non è permesso costruire chiese ad Islamabad”. Secondo Garsia va anche approfondito il problema “dell’islamizzazione del nostro territorio” che, secondo alcuni, viene portata avanti dai centri culturali musulmani che sono sorti nel nostro Paese. Secondo i dati diffusi dalla Fondazione Cei-Migrantes, i musulmani immigrati in Italia sono 422.186, pari al 34 per cento del totale degli immigrati.