Trasmettiamo il testo integrale della nota di questa settimana. “Riguardo alla situazione sociale e politica, si ha per un verso l’impressione di una notevolmente accresciuta stabilità, con i vantaggi che da essa derivano. Nello stesso tempo permane però un’atmosfera, o meglio una sensazione ricorrente, di incertezza, precarietà o difficoltà”. Così nella prolusione all’annuale assemblea della Cei il presidente, cardinale Ruini, sintetizza l’attuale momento storico. In realtà la politica in questi anni, è rimasta in surplace, come facevano un tempo i ciclisti su pista. Ci sono state delle cose da fare alle quali, più o meno di malavoglia, si è messo mano, con risultati positivi, come l’aggancio al treno dell’euro. Ci sono temi, come le riforme istituzionali, di cui si discute da vent’anni e dove la discussione rischia ormai di avvitarsi su sé stessa.Commenta sempre il presidente della Cei, ricordando invece alcune questioni strutturali, come il lavoro, i problemi della famiglia e della vita, la scuola: “Si tratta di questioni sulle quali la politica è chiamata ad assumere responsabilità alla fine più gravi ed impegnative di quelle, pur assai importanti, connesse ai temi economici o istituzionali”.Certo è più difficile prendere posizione su queste frontiere. Ma è qui che la politica gioca il suo futuro, se non vuol diventare un’attività professionale per la distribuzione e la regolazione delle risorse, affidata ad un ristretto ceto, nel crescente disinteresse dei cittadini. O preferisce appiattirsi nella comunicazione e nella fiction? Saprà almeno indicare la vera posta in gioco nelle trasformazioni sempre più veloci di questi anni?Il presidente della Cei ha detto che sulla famiglia (quella vera, che è una sola), sulla tutela della vita, sulla parità e sulla riforma scolastica, sull’imprenditorialità e l’occupazione, occorre prendere delle decisioni, ed occorre che queste siano ispirate da una logica coer ente. Di qui un appello a tutte le forze politiche, in particolare a quelle “che si richiamano all’ispirazione cristiana o all’insegnamento sociale della Chiesa”, affinché “rispettino e promuovano i diritti essenziali della persona e della famiglia, mettendo da parte, se necessario, logiche di schieramento o altre pur legittime preoccupazioni”.Siamo in qualche modo ad un passaggio nuovo, che richiede coraggio e capacità di guardare oltre l’orizzonte dell’immediata attualità. Non sappiamo se oggi il mondo della politica sia in grado di raccogliere la sfida. E’ certo comunque che questa sfida deve essere rilanciata seriamente nella società e nella cultura. Qui allora tutti i cattolici hanno una precisa responsabilità, sia in quanto singoli, sia in quanto inseriti nella dimensione comunitaria. Si tratta di mettere a frutto l’impegno per la missione, l’impegno per il rinnovamento spirituale promosso in occasione del Giubileo, lo slancio dell’evangelizzazione, perché incontrando queste grandi trasformazioni in atto nella cultura, nella società e nella stessa struttura antropologica, stimolino a dare delle risposte.”E’ questo chiaramente un punto chiave del progetto culturale”, ha sottolineato il presidente della Cei, riferendosi alle questioni della famiglia e della vita, dell’educazione e del lavoro. Negli appuntamenti che si svolgono in questi mesi, il progetto culturale si caratterizza sempre più come un’occasione preziosa per lavorare insieme, per attrezzare dal punto di vista spirituale e culturale i cattolici e le comunità ecclesiali ad essere interlocutori credibili e propositivi. Senza alcuna tentazione né alcun complesso, ma con la consapevolezza di non poter fare mancare un contributo autentico ed originale mentre devono essere prese decisioni importanti per lo sviluppo della società verso questo nuovo millennio che è già cominciato.