MIGRANTES: I CATTOLICI NON SNOBBANO LE RELIGIONI DEGLI IMMIGRATI

L’atteggiamento dei cattolici nei confronti della religiosità degli immigrati non è quello di “misconoscimento e banalizzazione” come è stato affermato durante il convegno su “Immigrati e religioni” svoltosi nei giorni scorsi a Roma, su iniziativa del dipartimento di sociologia dell’Università “La Sapienza”. A rispondere a queste provocazioni è padre Bruno Mioli, della Fondazione Migrantes, citando la sua esperienza a contatto con comunità cristiane e gruppi ecclesiali di tutt’Italia che lavorano a fianco degli immigrati “sullo stile con cui la Chiesa in Italia cerca di affrontare questo nuovo fenomeno”, ossia “con aderenza alla realtà e serenità, senza allarmismi”. Il “clima di rispetto e di dialogo ecumenico e interreligioso” afferma padre Mioli, “va consolidato con chiunque” mentre “l’esclusione di qualsiasi discriminazione fra migranti cattolici e non cattolici deve continuare ad ispirare il servizio ecclesiale di promozione umana e di testimonianza della carità”. P. Mioli fa notare che la Chiesa “per dovere e direi per istinto di Madre, deve fare ogni sforzo, inventare anche le più audaci tattiche perché per questi suoi figli la migrazione non significhi danno o naufragio della fede, ma occasione provvidenziale per consolidarla e annunciarla: un compito specificamente missionario, per il quale l’anno giubilare deve essere occasione provvidenziale per mobilitare le coscienze e l’impegno pastorale”. P. Mioli sottolinea infatti la rilevanza di questo compito, “lontano dalla preoccupazione di costruire parcheggi, impianti alberghieri e quant’altro potesse servire per dare un tono trionfalistico all”acclamatissimo e ricco Giubileo’ e tanto meno per dare ‘uno schiaffo al dialogo tra le Chiese'”. Su circa 1 milione di stranieri presenti in Italia il 53% sono cristiani, il 33% musulmani e il resto appartenenti ad altre religioni (dati al 31/12/96, tratti dal “Dossier immigrazione ’98”).