Dopo l’assassinio di mons. Juan Gerardi Conedera, vescovo ausiliare di Città del Guatemala (rivendicato in questi giorni da un gruppo di estrema destra), nel paese centro-americano la Chiesa vive sempre più in un clima di intimidazione e di paura. Da fonti locali si è appreso che anche padre Pietro Nota, prete della diocesi di Torino che da oltre 13 anni presta servizio come parroco a “El Limon”, un quartiere poverissimo alla periferia della capitale, ha ricevuto chiare minacce di morte. P. Nota, oltre a svolgere un lavoro sociale per migliorare le condizioni di vita della popolazione, fa anche parte dell’équipe di appoggio alla commissione sul recupero della memoria storica, il cui rapporto sui massacri compiuti negli anni ’80 era stata presentato da mons. Gerardi in cattedrale, pochi giorni prima di essere assassinato. Dopo alcune omelie di padre Nota sull’omicidio del vescovo, alcuni uomini in una macchina con vetri polarizzati e senza targa (come usano gli squadroni della morte agli ordini dell’esercito) è stata vista scattare foto della parrocchia. Alcuni giorni dopo hanno fermato una giovane del quartiere intimandola di suggerire al sacerdote torinese di uscire subito dal paese, altrimenti sarebbe stato ucciso. Padre Nota ha denunciato il fatto alla polizia, alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite e a quella della diocesi della capitale. L’arcivescovo di Città del Guatemala, mons. Prospero Penados Del Barrio, ha incoraggiato padre Nota nella decisione di non abbandonare il suo posto. A proposito dell’omicidio di mons. Gerardi emergono intanto alcuni particolari inquietanti che confermano la pista del delitto politico, ad esempio il modo in cui é stato compiuto l’assassinio: il vescovo è stato colpito alla testa (proibito pensare), agli occhi (proibito vedere), alle orecchie (proibito sentire) e alla bocca (proibito parlare), quasi un’antitesi del manifesto che annunciava la pre sentazione del rapporto sul recupero della memoria storica: sopra la dicitura “Guatemala mai più” spiccava la foto di giovani che si tappavano gli occhi, le orecchie e la bocca e di un’altro che, liberato dalla paura, gridava la verità.