STUDENTI ESTERI: L’ITALIA NON FAVORISCE L'”IMMIGRAZIONE INTELLETTUALE”

A denunciare la condizione degli studenti esteri in Italia è l’Ucsei (Ufficio centrale studenti esteri in Italia) in occasione del convegno dal titolo “Studenti esteri: quali prospettive?” che si apre oggi a Roma. Il dato più eclatante è la diminuzione degli studenti stranieri nelle università italiane di almeno 10.000 unità dal 1985 al 1995 (circa mille ogni anno), pari a meno del del 2 per cento della popolazione universitaria italiana, mentre gli orientamenti comunitari indicano il 5 per cento come percentuale minima. “Il problema è quindi duplice – spiega don Remigio Musaragno, responsabile dell’Ucsei -: arrestarne la diminuzione e aumentare il numero. Purtroppo è molto diffuso il convincimento che in Italia gli studenti esteri non stanno bene, che non sono ben accolti, non hanno molte opportunità, che l’Università non si interessa adeguatamente di loro. Quindi non sarà facile ricreare atteggiamenti e una mentalità più positiva”. Altro problema riguarda il numero limitato di studenti che riescono a completare gli studi (solo il 25 per cento), sempre tra mille difficoltà: “senza borsa di studio, con mezzi finanziari inadeguati, costretti a svolgere attività lavorative per mantenersi agli studi, con permesso di soggiorno in scadenza annuale. Una vera e propria spada di Damocle, fino alla resa finale – sottolinea -. E la conseguenza sono 7-8 anni buttati al vento e la fine amara di illusioni e speranze. E’ impossibile far ritorno in patria da ‘falliti’. Molti si situano così nell’area del lavoro sommerso, con rischio di emarginazione sociale”. Qualcosa però “si sta muovendo”, precisa don Musaragno: la recente approvazione della legge 40/98 sull’immigrazione, l’attesa della legge sulla cooperazione allo sviluppo e la riforma dell’università italiana. In 30 anni (dal ’65 al ’95) gli studenti stranieri in Italia sono stati circa 65.000.