DONAZIONE DI ORGANI: CASCIANI, “IL SILENZIO-ASSENSO NON È IL PRIMO PROBLEMA”

“Personalmente, prima di un espianto, chiederò sempre il permesso dei familiari, perché ritengo sia un atto di ‘pietas’, di riguardo nei confronti dei loro sentimenti”. Mentre prosegue il cammino della legge sull’organizzazione dei trapianti di organi – la Commissione Affari Sociali della Camera ha accolto ieri il testo unificato presentato dall’apposito comitato ristretto – il professor Carlo Casciani commenta così l’articolo 5 della legge che riguarda il “silenzio-assenso”, e prevede che in mancanza di una dichiarazione esplicita, della volontà di essere donatori di organi successivamente alla morte, i cittadini siano “potenziali donatori”. Secondo il professor Casciani, comunque il “silenzio-assenso non è il primo problema”. Perché i “familiari non sono un ostacolo ai trapianti”. Normalmente, “con una giusta educazione ed informazione, i familiari non rifiutano il permesso, se non in una percentuale molto limitata”. Il problema, osserva il direttore della cattedra di Clinica Chirurgica dell’Università di Tor Vergata, “è nei collegamenti e nella collaborazione fra le sale di rianimazione e i centri di trapianto. Bisogna attivare queste connessioni, dotando le strutture di apparecchi necessari e di personale adeguato”. Una buona legge è necessaria, ed è positivo il richiamo fatto nel provvedimento a dichiarare la propria volontà, perché “responsabilizza i cittadini” su questo fronte. Ma, nota ancora il professor Casciani, la legge “non basta”. Serve soprattutto “un’educazione alla donazione, alla filosofia che è alla sua base”.