“E’ indispensabile per ogni comunicatore che ogni parola parta dal silenzio. Se una parola non vuole essere vana e battere solo l’aria, deve partire da convinzioni profonde, da un momento contemplativo. Questo vale per ogni parola umana seria e quanto più un comunicatore cristiano ha assimilato le parole della Scrittura, ha ascoltato la voce dello Spirito, tanto più potrà dire qualcosa di significativo”. E’ questo l’identikit del comunicatore cristiano tracciato dal card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, in un’intervista rilasciata all’agenzia internazionale salesiana di informazione in vista della XXXII giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà il 24 maggio e avrà per tema: “Sorretti dallo Spirito, comunicare la speranza”. Commentando alcuni passi del messaggio del Papa per questa giornata, il card. Martini ha ricordato come i mezzi di comunicazioni sociale siano “mezzi neutri e quindi ricevono ciò che si fa dire loro” mentre sta alle persone comunicare “cose vere e situazioni capaci di far crescere”. Per rendere questo nuovo “areopago” del mondo aperto al messaggio evangelico “bisogna avere – ha dichiarato il cardinale – la coscienza che il messaggio del Vangelo parla anche all’uomo di oggi”. Martini ha invitato i comunicatori cristiani “a saper cogliere ciò che la gente attende e a farsi carico delle domande e delle sofferenze della gente”. Il consiglio “è di cercare di essere sempre un po’ critici”: un atteggiamento importante per il comunicatore che lo spinge a chiedersi “che cosa voglio comunicare, come ho comunicato?” e allo stesso tempo a “correggersi dai difetti” grazie all’ascolto delle “risonanze della gente”, ha concluso il cardinale.