SINODO PER L’ASIA: PRESENTATO IL MESSAGGIO FINALE (2)

Conclusi i lavori del Sinodo asiatico, i 252 padri sinodali tornano a casa non più come “delegati all’Assemblea ma come messaggeri” di un evento che rinnova la vita della Chiesa in Asia. Mons. Oscar V. Cruz, presidente della Conferenza episcopale delle Filippine, intervenendo oggi alla conferenza stampa conclusiva del Sinodo, ha sintetizzato così lo spirito con il quale racconterà alla sua gente l’esperienza di questo evento ecclesiale. Mentre mons. Valerian D’Souza, vescovo in India, spiegherà che da oggi “la Chiesa dovrà essere più partecipativa, crocevia di genti, perché solo così potrà essere vitale. E ai laici occorrerà far capire che hanno un importante ruolo da svolgere nell’evangelizzazione”. Mons. Yves Ramousse, vicario apostolico di Phnom Penh, ha invece sottolineato che tornerà in Cambogia, dove continuerà il lavoro di “ricostruzione di una Chiesa al servizio della popolazione e della realtà asiatica. Una Chiesa che era stata completamente distrutta da Pol Pot”. Dovrà essere il livello spirituale ad orientare il dialogo interreligioso, ha precisato mons. Joseph Vianney Fernando, vescovo di Kandy in Sri Lanka. E’ questa la bussola che dovrà guidare la Chiesa nell’affrontare quelle che, secondo mons. Ramousse, sono le tre sfide principali: “essere minoranza”; proclamare il Vangelo in una realtà “impregnata di valori spirituali di altre tradizioni religiose”; essere un'”Asia che cambia” e che “dopo essere stata sconvolta dal marxismo ora deve fare i conti con le nuove tigri asiatiche: quelle del capitalismo liberista”. L’attenzione dovrà quindi essere rivolta ai “poveri”, a denunciare le cause che impediscono lo sviluppo, ha affermato un altro arcivescovo delle Filippine, mons. Orlando B. Quevedo. Fra queste il debito estero, ma anche la corsa agli armamenti. Significativo il caso dell’India. Mons. D’Suoza ha infatti denunciato: “Non possiamo accettare che i fondi vengano sprecati nella c orsa al riarmo nucleare. Il nostro compito è cercare di migliorare la situazione dei poveri e il riarmo certo non li aiuta”.