“Il rilascio di mons. Zeng Jingmu è solo una ‘strizzatina d’occhio’ al governo americano, per fare bella figura in occasione della imminente visita di Clinton: è una liberazione ‘con il contagocce’ che nulla toglie al gravissimo problema della libertà religiosa in Cina”. E’ questo il parere di p. Bernardo Cervellera, direttore dell’agenzia internazionale Fides, dopo la conferma del rilascio del vescovo cinese Zeng Jingmu, titolare della diocesi di Yujiang, zona nel sud est del paese dove la “Chiesa sotterranea” è molto vitale. Mons. Zeng Jingmu, 79 anni, gravemente malato di polmonite è stato rilasciato con sei mesi di anticipo rispetto ai tre anni di lavori forzati a cui era stato condannato nel ’95. Il vescovo cinese ha trascorso in carcere oltre 32 anni della sua vita. Anche ora è costretto agli arresti domiciliari, quindi non può vedere nessuno tranne i propri familiari.Pur esprimendo grande soddisfazione per il rilascio di mons. Zeng Jingmu, padre Cervellera sottolinea la gravità della situazione per circa 10 milioni di cattolici cinesi, continuo oggetto di persecuzioni e minacce da parte del governo. “Sono almeno 30 i vescovi e i sacerdoti impossibilitati ad esercitare il loro ministero – ricorda -. Molti luoghi di culto della ‘Chiesa sotterranea’ sono stati distrutti, decine e decine di laici arrestati durante le celebrazioni. Esistono documenti segreti del partito comunista in cui sono descritti i modi per sfibrare queste comunità sotterranee, obbligando i cattolici ad aderire ad associazioni patriottiche o a pagare grosse multe, che corrispondono a circa un anno di salario. In caso di mancato pagamento vengono portati in prigione”. Nonostante le persecuzioni i cattolici in Cina sono in aumento, soprattutto nelle grandi città.