CONVEGNO CEI SUL LAVORO: COME USCIRE DALLA CRISI DEL “MODELLO FORDISTA”

Il sistema del lavoro in Italia, costruito dal dopoguerra ad oggi, attraversa “una crisi profonda, quella che è definita anche la crisi del modello fordista, di cui è ancora difficile individuare gli sbocchi”, questa la diagnosi fatta dal convegno della Cei su “La questione lavoro oggi”, che si è concluso ieri a Roma. La sfida, ha detto mons. Fernando Charrier, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, sintetizzando le conclusioni del convegno, è quella di promuovere un “nuovo modello” di lavoro che ponga l’uomo al centro. “La Chiesa – ha detto Charrier – non può accettare opposti estremismi, quali l’individualismo accecato o il corporativismo sordo e rifiuta la triste chimera del guadagno facile sia che derivi da un’assolutizzazione dell’impegno lavorativo, sia che derivi dalla sorte (scommesse, giochi)”. Piuttosto la Chiesa ribadisce i principi fondamentali sui quali fondare un “nuovo modello di relazioni sociali”. Charrier li ha enumerati: “La destinazione universale delle risorse, la pari dignità di ogni lavoro e di ogni lavoratore, l’amore preferenziale per i poveri, il luogo di lavoro come palestra quotidiana di solidarietà, l’impresa come espressione di creatività, la partecipazione come palestra di dignità, il diritto fondamentale dei lavoratori di aggregarsi, l’attenzione al lavoro autonomo e alle libere professioni”. Dal convegno Cei è stato anche lanciato l’appello al Governo italiano affinché ratifichi la convenzione internazionale sulla “protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e membri delle loro famiglie”, approvata dall’Onu nel 1990.