MALATI DI AIDS: “CON LA VICINANZA SI SCONFIGGONO PAURE E SENSI DI COLPA”

Lo ha detto Ignazio Punzi, psicoterapeuta e psicologo presso la casa “Padre Monti” di Roma per malati di Aids, intervenendo questa mattina al Convegno che l’Istituto Internazionale di Teologia pastorale sanitaria ha organizzato sul tema: “Che cosa ho fatto di male? Malattia e senso di colpa”. “Negli ultimi due decenni – ha spiegato lo psicologo – l’Aids è senz’altro l’evento che più di ogni altro ha scatenato nell’immaginario collettivo una serie di paure e forti stigmatizzazioni perché si pensava inizialmente che questa malattia, per le sue caratteristiche epidemiologiche e le sue modalità di contagio, fosse ad esclusivo appannaggio di determinate categorie di persone, come gli omosessuali e i tossicodipendenti”. Nel suo intervento, lo psicologo ha sottolineato come i malati stessi vivono i risvolti psicologici del contagio. “Anche in loro – ha detto Punzi – la malattia è vissuta con un profondo senso di colpa che a sua volta scatena il sentimento di non poter espiare pienamente questa colpa perché l’Aids, almeno al momento attuale delle conoscenze scientifiche, è un processo irreversibile”. Sono due le categorie di persone che, a parere dell’esperto, maggiormente risentono di questi sentimenti: le madri siero-positive nei confronti del figlio contagiato e i bambini non contagiati dal virus che “risentono della ‘sindrome del superstite’ e che sono portati a considerare la propria vita come frutto di una sottrazione della vita altrui”. “Paure e stigmatizzazioni – ha aggiunto lo psicologo – persistono ancora, soprattutto nelle scuole. Per superare falsi allarmismi si fa necessaria una informazione corretta sulla malattia e le sue modalità di contagio ma soprattutto il fenomeno Aids richiama oggi da parte di tutta la società il senso della vicinanza verso chi non fa parte di una ‘categoria’ ma è persona, uomo e donna, con la sua storia”.