MONS. CHIARINELLI: “LA PRESENZA DEI DISABILI È UNA PROVOCAZIONE PER LA CHIESA”

Lo ha detto mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Aversa e presidente della Commissione Cei per la dottrina della fede e la catechesi, intervenendo oggi al III Convegno nazionale dei responsabili diocesani del settore catechesi dei disabili, in svolgimento a Sacrofano (Roma), per iniziativa dell’Ufficio catechistico nazionale, sul tema: “La catechesi di iniziazione cristiana dei fanciulli e ragazzi disabili nella comunità cristiana locale”. Secondo il vescovo, “non si tratta di ‘attrezzarsi’ per l’inserimento dei disabili, ma di far sì che questa realtà diventi una provocazione per la catechesi e per la vita dell’intera comunità cristiana”. I fanciulli e i ragazzi portatori di handicap “non devono essere una presenza che la comunità cristiana ‘sopporta’, ma il luogo in cui si esprime un nuovo modo di vivere”. Sulla necessità di superare, nelle nostre comunità, il “modello scolastico” della catechesi, a favore invece di una catechesi “differenziata”, che “punti sulla qualità delle relazioni”, si è soffermato fratel Enzo Biemmi, docente di catechetica allo studio teologico “S. Zeno” di Verona, sottolineando che “è da considerare finito il tempo della catechesi della massa. I fanciulli incontrano la fede e le comunità cristiane attraverso persone che vogliono loro bene e se ne prendono a carico la storia e l’educazione”. Significative le testimonianze di chi è continuamente a contatto con la realtà dell’handicap. Come quella di Patricia Orofino, di Firenze, madre di tre figli, di cui uno, Edoardo (10 anni) colpito dalla sindrome di down: “Oggi – racconta – è lui che ci insegna cos’è l’amore, è lui che ci insegna a pregare. Non si va a dormire se prima tutta la famiglia non prega con lui. E’ un momento magico, non solo per Edoardo, ma anche per tutti noi: è un momento di pace, di comunione, di gioia, dove ognuno può raccontare la sua giornata, ringraziare e chiedere scusa se c’è bisogno”.