“Come sopravvive un vescovo? Non lo so!”. Con questa battuta il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, ha aperto il suo intervento al convegno “Essere vescovi oggi in Europa”, organizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) – di cui Martini è stato presidente per otto anni – e dalla Congregazione per i vescovi. “Non ho un metodo, non ho un segreto – ha continuato Martini, ripercorrendo i suoi 18 anni di episcopato – so solo che si sopravvive per la grazia di Dio”. La cosa più difficile, per un vescovo, è l’organizzazione del proprio tempo, fatto di “molte urgenze gravi, cose improvvise e impreviste, a volte anche ‘petulanze'”. “Lotto ogni giorno per trovare un equilibrio”, ha detto l’arcivescovo di Milano, non lesinando, però, “consigli” ai “giovani” vescovi europei: “al mattino presto, se possibile, ritagliarsi almeno un’ora libera, prima di ogni altra cosa, per pregare e fare anche una previsione tranquilla della giornata”. In secondo luogo, occorre “darsi dei limiti con la gente. Io dico sempre: fino alle 22.30 lavora l’angelo custode, dopo le 22.30 lo spirito maligno”. Un altro “segreto” è “il distacco da tutto, ogni tanto”, ha detto Martini raccontando delle sue camminate in montagna, ogni giovedì mattina, dall’alba all’ora di pranzo. Un paio d’ore di lettura al giorno (magari in macchina, come fa lui) e la scelta di “buoni collaboratori” completano il quadro tracciato dal cardinale, che a proposito del suo esordio da vescovo ha detto: “E’ stato come passare dalla terra alla luna: non sapevo cosa fosse una diocesi, ho dovuto imparare tutto. Al Papa ho comunicato, per prima cosa, le mia inesperienza con la gente: ‘Ho sempre vissuto tra studiosi e studenti’, gli ho detto, e lui mi ha risposto: ‘Lasci fare alla gente'”.